
Intervista
Enrico Castiglione: “Violetta, quando la ricerca dell’amore incontra la morte”
Il nuovo allestimento de “La Traviata” di Verdi in scena al Teatro Antico di Taormina il 17 Agosto 2025
L’evento operistico di quest’estate a Taormina è senz’altro la nuova messa in scena dell’opera più rappresentata al mondo, La Traviata di Giuseppe Verdi, che andrà in scena la prossima domenica 17 Agosto nel meraviglioso scenario del Teatro Antico, in data unica, con un cast internazionale e notevole dispiegamento di forze, nell’ambito del Taormina Opera Festival realizzato anche quest’anno in collaborazione con il Comune di Taormina.
Si tratta di un vero e proprio evento operistico, che porta la firma di Enrico Castiglione, acclamato e popolare regista di prestigio internazionale tornato ad essere grande protagonista della programmazione al Teatro Antico dallo scorso anno, grazie innanzitutto alla sua messa in scena della Manon Lescaut di Puccini trasmessa in Italia da Rai 5, segnando il suo ritorno a Taormina come regista e come direttore artistico dopo essere stato dal 2007 il direttore artistico più longevo della storia di Taormina Arte ed aver firmato per oltre un decennio tutte le opere liriche trasmesse dalla RAI con grandissimo successo internazionale in diretta e nei cinema in tutto il mondo.
Incontriamo Enrico Castiglione durante una pausa delle prove della Traviata, nel cuore di un’estate molto “calda” in tutti i sensi per il maestro romano, nato a Roma da genitori siciliani (il padre Luigi, importante scrittore ed editore di Bronte e la madre Isabella di Adrano), in quanto impegnato su più fronti e non solo a Taormina.
- La sua multiforme attività di regista, scenografo e direttore artistico ci ha abituato da tempo a vederla protagonista su più fronti, mentre termina una prova della “Traviata” ha appena aperto la partitura della “Carmen”…
“Subito dopo La Traviata a Taormina parto per New York dove il 4 Settembre debutterò alla New York City Opera proprio con Carmen, l’edizione con la quale festeggeremo negli Stati Uniti i 150 anni dal debutto del capolavoro di Georges Bizet. E’ un’opera che adoro, che ho messo in scena tante volte in tutto il mondo, dal Brasile alla Cina, con numerose edizioni anche e soprattutto in Europa, ma ogni volta che la metto in scena è come se fosse la prima volta. E questa volta a New York sarà la prima volta che il pubblico americano potrà vedere la mia Carmen. Tutto l’allestimento è pronto, ma bisogna sempre dedicare tempo ad ogni particolare, l’opera richiede cura e tempo e non si improvvisa nulla”.
- Ma anche “La Traviata” è per lei una novità a Taormina: come mai in tanti anni di presenza al Teatro Antico non ha mai messo in scena proprio l’opera lirica più rappresentata al mondo?
“Effettivamente, durante i miei undici anni a Taormina come direttore artistico di Taormina Arte e come regista degli allestimenti operistici dal 2007 al 2017, non si sono mai create le possibilità di poter mettere in scena proprio questo capolavoro operistico verdiano per antonomasia. La Traviata sembra un’opera facile, ma non lo è assolutamente. Ha bisogno di voci eccezionali e di particolare credibilità e forza scenica. L’opera al Teatro Antico di Taormina necessita di giornate di prove, le luci vanno preparate nelle notti precedenti il debutto dello spettacolo, a meno che non si voglia offrire una rappresentazione approssimativa messa in scena dalla mattina alla sera. Dallo scorso anno, grazie al Comune di Taormina, è stato invece possibile avere il Teatro Antico a disposizione per più giornate e quindi è stato possibile svolgere le prove sul palcoscenico come ai tempi della mia direzione artistica di Taormina Arte, per cui quest’anno ho scelto La Traviata, che pur avendola diretta tante volte in giro per il mondo non avevo mai messo in scena proprio a Taormina”.
- E allora perché proprio “La Traviata” di Verdi quest’anno a Taormina? E quale è la sua idea di Violetta Valéry?
“Di solito non mi piace ripetermi e a Taormina ho sempre messo in scena titoli operistici nuovi, partendo dalla Medea di Luigi Cherubini, con cui ho debuttato come regista al Teatro Antico nel 2007, fino alla Boheme del 2017, trasmessa in diretta in oltre 700 sale cinematografiche in tutto il mondo. La Traviata rappresenta l’apice del teatro musicale di tutti i tempi, la cui vicenda è l’eterna contrapposizione tra la passione e l’amore riassunta nella figura di Violetta, una cortigiana di lusso o, se vogliamo essere contemporanei, una escort dell’alta società, la quale resta prigioniera del suo modello di vita anche nel momento in cui cerca, quasi senza rendersene conto, l’amore, quello autentico e sincero, ma lo perde perché resta prigioniera della sua vita da prostituta d’alto bordo e poi lo ritrova solo in punto di morte, perché la vita non le permette di vivere appieno l’amore e di liberarsi dei suoi limiti condannandola beffardamente a morte. E’ una storia che facilmente viene definita tragica, ma che in realtà già dal romanzo di Alexandre Dumas, La Dame aux camélias da cui è tratta la storia, emerge in tutto il suo crudele destino, giocando sul dualismo contrapposto della seduzione effimera e dell’amore autentico, della vita giocosa e della morte inesorabile”.
- Come direttore artistico del Taormina Opera Festival, che produce la messa in scena della “Traviata” a Taormina, in base a quali caratteristiche ha scelto il cast?
“Innanzitutto per la vocalità, ma nel mio caso proprio per una vocalità che si coniuga indissolubilmente anche con la capacità e la duttilità di saper stare sulla scena, facendo recitare sempre nelle mie regie ogni cantante come fosse anche un attore. Non bisogna mai dimenticare che l’opera lirica offre la possibilità di essere cantante ma anche attore, senza perdere quindi quel “recitar cantando” che sta alla base dell’invenzione del melodramma. L’opera è e resta lo spettacolo dal vivo più complesso ed affascinante che abbiamo, dove il canto è tutt’uno con la recitazione, dove la musica incontra il teatro e la danza, dove la scenografia è espressione della pittura e della scultura, insomma l’unica forma d’arte che dal vivo ti regala l’emozione della sintesi di tutte le arti possibili. Se poi a tutto questo si svolge in un teatro che ti permette di avere come sfondo il golfo di Naxos e la maestosità dell’Etna, tra le colonne del Teatro Antico, ecco… è un’occasione eccezionale più unica che rara. Sul pacoscenico avrò cantanti eccezionali, a partire da Besa Lluigiqi nel ruolo di Violetta, Pablo Karaman in quello di Alfredo, Elia Fabbian nel ruolo di Giorgio Germont, Lara Rotili nella parte di Flora, Francesco Palmieri nel Dottor Grenvil, coadiuvati da una schiera di valenti artisti come Luciano Buono, Elena Sciancalepore e i siciliani Natale Calafiore, Fulvio Bumbalo, Sergio La Spina, Fabio La Monica, Domenico Oliva. Stefano Vignati, ottimo direttore d’orchestra di fama internazionale, dirigerà la nostra valente Orchestra del Taormina Opera Festival, formata da ottimi musicisti tra i migliori in Sicilia, e Pietro Valguarnera, maestro del coro di grande esperienza, sarà a capo del Coro Lirico Italiano Vincenzo Bellini, coordinato da Natalina Privitera, la più importante formazione corale privata in Sicilia. E non poteva mancare la danza, con la Compagnia Koreos diretta da Dario Biuso che porterà in scena zingare danzatrici e matadores”.
- Quale sarà l’idea scenica?
“Quest’anno ci sarà una novità nell’impostazione scenica, grazie proprio all’enormità del palcoscenico del Teatro Antico, ma non vorrei rovinare la sorpresa, posso solo dirle che l’allestimento sarà d’epoca, con costumi e attrezzeria originale come da libretto. Non occorre stravolgere l’epoca della vicenda, ma reinterpretarla, tanto più che proprio la storia di Violetta Valéry è talmente senza tempo che non è certo l’abito a renderla moderna e contemporanea”.
- Nel mese di Settembre debutterà a New York con la “Carmen” per la New York City Opera: come proseguirà la sua agenda?
“Bella domanda! Vorrei andare in vacanza, ma non posso… dopo New York metterò in scena I Capuleti e i Montecchi di Bellini a Belluno, poi mi attende la diciassettesima edizione del Bellini Festival a Catania dove metterò in scena Il pirata di Bellini, poi una “masterclass” in Cina di arte scenica a Fouzhou, la cui Università mi conferirà una nuova laurea “honoris causa” in arte scenica, e tornerò ancora in Cina entro l’anno per una nuova regia di Cavalleria Rusticana e Pagliacci a Pechino”.
Quotidiano “La Sicilia”, 14 Agosto 2025.





